I leader tedeschi e francesi, che hanno le maggiori responsabilità nella conduzione dell’Unione Europea, pretendono dai propri amministrati non solo il rispetto, ma anche la condivisione delle direttive da loro emanate. Peccato che queste appaiono sempre più contro e non a favore degli europei.
Abbiamo deliberatamente usato il termine “conduzione” perché c’è più d’un sospetto che l’attuale Unione Europea sia stata concepita non a Bruxelles o a Strasburgo, ma altrove, in centri come il Forum economico di Davos (Svizzera), per esempio, o in altri a Londra o a New York.
La responsabilità delle difficoltà in cui ci dibattiamo noi europei sono esclusivamente nostre e non dei russi o degli statunitensi, come da qualche parte si vorrebbe far credere.
Schumann, Adenauer e De Gasperi si girano nella tomba nel constatare come è stato tradito il loro progetto di Unione europea.
“Che c’azzecca”, per dirla alla Di Pietro, l’attuale Commissione con il disegno che i tre grandi Statisti avevano tracciato per affratellare i popoli del Vecchio Continente nel rispetto di quel sacro principio che è la sussidiarietà?
La visione dei Fondatori dell’unità europea, tutti e tre cattolici, era di costruire una comunità di persone unite, innanzitutto spiritualmente, grazie ai condivisi valori giudaico-cristiani e dove le istituzioni comunitarie sarebbero intervenute in soccorso di quelle dei singoli Stati quando quest’ultime non fossero state in grado di raggiungere i propri obiettivi.
Altro che imporre direttive dall’alto, magari elaborate da burocrati interessati a perpetrare i privilegi acquisiti.
Altro che limitare, fino a far scomparire, la sovranità delle Nazioni per concentrare tutto nelle mani di pochi.
Quello che è accaduto in Germania con l’avanzata di Afd (Alternative für Deutschland) è la sconfessione dei due partiti, Democrazia Cristiana e Socialdemocratico (con forti venature comuniste), che dal dopoguerra hanno governato, sia a Berlino, sia a Bruxelles.
Ecco perché sono in allarme quella parte di élite mondiali che hanno sostenuto la diarchia democristiani e socialisti. Sentono che una diversa maggioranza nel Bundestag e nel Bundesrat porterebbe fatalmente al crollo dell’attuale Unione europea e con essa la fine dei loro vantaggi.
L’insofferenza per la piega presa in Europa s’era già manifestata nel 2022 con la nascita del governo Meloni, per altro costretto a navigare tra mille insidie dentro e fuori i confini del Paese. La maggioranza degli italiani s’era pronunciata dando segnali d’irritazione verso le sinistre complici dello status quo europeo. Un campanello d’allarme prodromico allo squillante suono di tromba vibrato da Afd, evidentemente non percepito perché chi sta a lungo al potere perde quasi sempre il contatto con la realtà.
Ora ci dobbiamo chiedere: chi ha diffuso l’ideologia woke, demolito il sistema industriale basato su un fiorente settore automotive, compromesso l’agricoltura, minato la salute con farmaci sperimentali, squassato società con immigrazioni selvagge, contrastato la religione e oscurato il sensus fidei?
Sono stati i russi, gli americani, o noi europei? Dice un antico adagio che «chi è causa del suo mal pianga sé stesso». Mai un tale monito è stato così appropriato alla nostra situazione di cittadini del Vecchio Continente.
Abbiamo dato fiducia ed eletto leader che non hanno fatto i nostri, ma i propri interessi, obbedendo a quei burattinai che sicuramente stanno sopra di loro e di noi.
Dunque, che facciamo ora? Ci piangiamo addosso? Ci commiseriamo ? No. Ci guardiamo allo specchio e dopo esserci dati del fesso, torniamo sulle orme dei nostri padri. Ci rimbocchiamo le maniche della camicia come hanno fatto loro dopo la guerra e insieme ai nostri figli e nipoti riprendiamo il cammino. Con una semplice avvertenza: riappropriandoci del “timor di Dio”.
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